C’è un nome che a Cesena e in Romagna tutti pronunciano senza pensarci due volte: Dino Manuzzi. È il mitico stadio, è il ritrovo di una città intera. Ma prima di essere un luogo, Dino Manuzzi è stato un uomo – fautore di sogni e grandi imprese – e questo spettacolo nasce per ricostruirne la storia.
Tutto comincia nelle campagne di San Martino in Fiume, agli inizi del Novecento, dove avviene l’educazione contadina del giovane Dino che gli insegnerà abnegazione e spirito d’iniziativa. Da lì parte un’ascesa silenziosa e ostinata capace di attraversare un secolo: la prima avventura imprenditoriale di Dino sarà quella della frutta, raccolta nei campi del cesenate, che egli porterà fino ai grandi mercati ortofrutticoli d’Europa, contribuendo a costruire una filiera che ancora oggi è spina dorsale dell’economia del territorio.
La seconda avventura ha tutt’altro profilo: quello di uno stadio in festa. Come presidente dell’A.C. Cesena, Manuzzi rileva una squadra di serie C sull’orlo del fallimento e riesce a portarla – per la prima e unica volta nella sua storia – alla qualificazione in Coppa UEFA del 1976. Due strade lontanissime, quelle dei mercati ortofrutticoli e del calcio, che nello spettacolo si specchiano l’una nell’altra, rivelando lo stesso uomo: visionario, determinato, capace di guardare oltre l’orizzonte di casa senza mai perdere il legame con la terra e con la comunità che lo hanno formato.
Tra queste due vicende parallele prende corpo il ritratto di Dino Manuzzi: imprenditore tra i più influenti e innovativi del secondo dopoguerra e inventore della squadra di calcio più leggendaria mai scesa in campo in terra di Romagna.